Regione Lombardia

Storia della città e del territorio

Ultima modifica 3 luglio 2018

Le origini

Il toponimo Iria si trova citato già nel 197 a.C. in resoconti sulla penetrazione romana nei domini dei popoli liguri; nel 44 a.C. i Romani fondarono una colonia nel luogo denominato Iria, elevando la località a nobile città. “(…) Giulio Cesare incluse Iria tra le colonie militari e tale rimase durante l’impero di Augusto, Traiano, Adriano, i quali, come fecero per altre città dell’impero, la arricchirono di privilegi, edifici, strade. (…) Non è da dimenticare, infatti, la fortunata ubicazione di Iria, posta sul punto di convergenza degli interessi economici della Liguria, del Piemonte, dell’Emilia e della Lombardia, a dieci miglia da Iulia Derthona sulla via di Postumia ed in comunicazione con altre vie secondarie che si addentravano nell’Appennino Ligure.”.

L’alto medioevo

“Verso la metà del V secolo d.C. la prosperosa e fiorente Iria iniziò un periodo di decadenza sotto l’incalzante azione dei Barbari, i quali ne determinarono lo spopolamento e la successiva distruzione”. Nel VI secolo Iria era ormai solo un villaggio, un “vicus” affacciato sulle rive di un fiume.

I suoi confini ricalcavano il perimetro che cingeva il precedente insediamento romano. Come Vicum Iriae il luogo è citato nel 626, nei racconti della vita di San Colombano scritta dal monaco di Bobbio, Giona. Da questo toponimo derivò poi quello di Viqueria, Vicheria e poi Vogheria. Nelle pergamene medievali la città è denominata costantemente Viqueria.

La dominazione Longobarda

Dal VI all’VIII secolo, in periodo di dominio longobardo, vivevano in Voghera uomini liberi, nobili longobardi possidenti di terre, case, servi. La vicinanza con Pavia, capitale longobarda, le dette una relativa importanza, scelta come residenza fissa di molti “arimanni”, nobili longobardi possessori di terre.

È probabile che a quel tempo il territorio di Voghera dipendesse direttamente dal re residente in Pavia capitale: un riscontro lo si trova nel passaggio diretto di latifondi, diritti d’acque, molini e porti sul Po fatto ai nobili longobardi, i quali, prendendo dimora nel vogherese, dettero origine alle tante nobili famiglie del Principato di Pavia, che fino al secolo XVIII esercitarono i diritti feudali nei castelli delle colline e della pianura dell’Oltrepò. La popolazione indigena dipendeva direttamente dal re o dal duca ed era amministrata da un “gastaldo”, incaricato della gestione e dell’amministrazione dei poteri regi. In questo periodo si rafforzò il nucleo urbano lungo le direttrici del vecchio “castrum”. Le prime fortificazioni fecero del borgo il cosiddetto “Castellario”, all’interno del quale si irradiavano le strade interne.

La dominazione Franca

Con l’arrivo dei Franchi il borgo vogherese venne inglobato nell’impero carolingio. I Franchi sostituirono ai ducati longobardi le contee, meno estese e meglio rispondenti alle necessità primarie della popolazione, gestite dai conti e suddivise in compartimenti più piccoli, sotto il controllo diretto di “centenari” e di “vicari regi”. Dal punto di vista dell’organizzazione religiosa Viqueria venne inserita nella diocesi di Tortona, a sua volta organizzata in pievi.

Il Regno d'Italia e la Diocesi di Tortona 

Berengario I (850 ca. – 924), re d’Italia 5 agli inizi del sec. X confermò il “teloneo”, il distretto ed ogni pubblica funzione alla pieve di Voghera, la quale, posta sotto la giurisdizione del vescovo di Tortona, acconsentì all’apertura di un canale nel fiume Staffora per costruire mulini, facendo donazione delle acque e proibendone a chiunque l’utilizzo senza la licenza del vescovo. La presenza di questo canale è testimoniata nei documenti conservati nell’archivio comunale, con la denominazione moderna di Lagozzo. Per mezzo del Lagozzo erano azionati i mulini urbani, attivi per oltre nove mesi l’anno.

Quando Berengario II venne nominato re (950) Voghera aveva già esteso il suo territorio alla vasta regione di Campoferro e ai terreni posti al di qua e al di là della via Emilia. Inoltre disponeva di un castello fortificato a difesa della città.

Ottone II con diploma del 979 donava i territori di Tortona, Voghera, Castelnuovo e Garbagna al vescovo di Tortona, confermando i privilegi di Berengario I. “Divenuta capoluogo dell’Oltrepo nel 1112, nel 1155 venne occupata dall’imperatore Federico Barbarossa e nel 1158 incendiata”.

Voghera giuridicamente appartenne al Comitatus e alla Diocesi di Tortona fino al 1164. Nella prima metà del XII secolo Voghera cominciò ad emanciparsi dalla tutela del vescovo di Tortona e viene testimoniata per la prima volta la presenza di consoli. Con diploma dell’8 agosto 1164, Federico I sottrasse ai vescovi di Tortona la giurisdizione su Voghera e concesse e confermò alla città di Pavia tutte le regalie su Voghera e il suo territorio. Ma da diversi documenti (1180 e 1183) risulta come comunque le podestarie di Voghera continuassero ad esercitare la giurisdizione a nome del vescovo di Tortona, in virtù degli antichi privilegi.

In questi secoli la riapertura di rotte commerciali, su strada per Genova e per via fluviale per Venezia, che si affacciavano in Pavia, Voghera, Stradella e Casteggio, favorivano la funzione di centro primario di scambi per il territorio circostante che Voghera venne man mano ad assumere, testimoniato anche dallo svolgimento di un mercato settimanale e due fiere annuali (San Luca e San Bovo).

L’età comunale

Nel sec. XII aveva residenza in Voghera un giudice imperiale, il quale estendeva la sua giurisdizione a tutto l’Oltrepo. “Quando l’Impero risultò sconfitto ed i Comuni si garantirono una vera indipendenza e sovranità nell’ambito della propria giurisdizione territoriale, anche Voghera ottenne di reggersi con propri magistrati”.

Con atto solenne del 1212 Pavia concedeva a Voghera il riconoscimento della libertà comunale, impegnandosi a mantenerla in perpetuo ed a considerare gli abitanti di Voghera in tutto uguali a quelli di Pavia. Viqueria è citata nell’elenco delle terre del contado di Pavia del 1250 come appartenente all’Oltrepò.

È in questo basso medioevo che si definisce la pianta urbana della città: intorno alle mura un largo fossato riceveva le acque dello Staffora per mezzo di una deviazione che faceva giungere, anche all’interno del borgo, il “Liquidocium Magnum Communis Viqueriale”, il già citato canale Lagozzo. Mutava invece la struttura dei cinque sobborghi che si trovavano al di là della cinta muraria e che prendevano il nome dalle relative porte a cui erano collegati. “Voghera andava poco a poco risorgendo dalle rovine subite negli ultimi decenni; questo nuovo benessere derivava dal fatto che in città avevano preso dimora molte famiglie benestanti e di alto lignaggio. L’agro vogherese, che vantava un’agricoltura progredita e razionale, aveva un’economia molto fiorente, centro di deposito di merci e mercato importante di prodotti agricoli che i genovesi commerciavano e trasportavano sui mercati del litorale”.

Il 5 giugno 1271 il Consiglio dei mille credendari di Pavia, al fine di raccogliere denaro per finanziare gli interventi bellici del conte Uberto Landi a difesa della città, vendeva a Voghera per il prezzo di 300 lire pavesi il diritto di eleggere autonomamente il podestà. Con atto pubblico del 26 giugno 1276 rogato dal notaio Onnibono da Soncino, Pavia concedeva ancora a Voghera il diritto di eleggersi il proprio podestà, pretore o vicario di provvisione con giurisdizione non solo sopra la comunità, ma su tutto il territorio che ne dipendeva.

Il Dominio Visconteo

Nel 1303 Matteo Visconti affermava definitivamente la sua signoria grazie anche alla nomina a Vicario imperiale che gli concedeva Enrico VII.

Il libero Comune di Voghera veniva quindi assorbito dalla potente signoria milanese e per oltre due secoli il borgo verrà inserito nei mappali del Ducato dei Visconti prima e degli Sforza poi.

Nel 1371 Galeazzo Visconti emanò un decreto con cui separava Voghera e la sua podestaria dalla dipendenza di Pavia ordinando ai pavesi di non intervenire nel riparto delle tasse e imposte a carico della comunità di Voghera.

In periodo visconteo i podestà di Voghera restavano in carica sei mesi, ma sovente erano riconfermati, previo rigoroso sindacato esercitato da un delegato dei Visconti. La podestaria di Voghera veniva considerata la più importante dopo quella di Pavia. Nel 1377 iniziò la nuova costruzione del castello sulle basi di quello preesistente fin dal X secolo.

In data 13 aprile 1379 Gian Galeazzo Visconti confermava gli statuti civili e criminali e i privilegi con una lettera al podestà di Voghera e il 14 maggio 1382 rilasciava il privilegio di fiera al mercato del giorno di San Bovo, patrono di Voghera. “Nel 1390 Voghera venne colpita da una violenta pestilenza che decimò la popolazione”. Il 20 febbraio 1415 veniva concessa a Voghera l’erezione del collegio notarile con l’approvazione di propri statuti. In questo anno e nei seguenti, si trova citata nei documenti anche la carica di governatore del castello di Voghera. Negli anni 1420-1421 (periodo di pestilenza) ad ogni porta della città vegliavano ufficiali di sanità.

Secondo il censimento del 1428 risulta che abitavano all’interno della città di Voghera 609 famiglie; nel 1435 gli abitanti erano 3009. “Nel sistema difensivo di mura, rafforzate da torrette, fossato e dal robusto castello si aprivano le cinque porte (San Pietro, Sant’Ilario, Santo Stefano, Rossella, Pareto) con i rispettivi ponti levatoi (…)”.

I Dal Verme e lo Stato Vermense

Con atto del 26 marzo 1436 Filippo Maria Visconti, duca di Milano, donava in feudo al capitano conte Luigi Dal Verme Voghera, Bobbio e Castelsangiovanni con tutti i loro territori distaccandoli dal Principato di Pavia e dando origine allo Stato vermense. Il 10 maggio dello stesso anno il conte Dal Verme eleggeva il podestà e confermava il vicario eletto dal Comune; al conte Dal Verme venne riconosciuto il dominio della città da parte dei sindaci e consoli. I sindaci venivano nominati scegliendo tra 2 terne di nomi. Il sindaco prescelto prestava giuramento di fedeltà ed amministrava per tre mesi. Vi erano un podestà e un vicario con funzioni di giudice di prima istanza; in appello le cause della giurisdizione di Voghera e Bobbio erano gestite dal giureconsulto vicario generale del conte Dal Verme.

All’epoca dell’infeudazione il Comune di Voghera risultava essere unito alla Camera ducale di Milano e quindi non soggetto alla città di Pavia; preso possesso del feudo, il Dal Verme ordinò la cassazione di tutti i debiti che il Comune teneva con la Camera ducale e con ordine del Magistrato ordinario delle entrate di Milano nel 1438 furono cancellati tutti i debiti della comunità.

Voghera venne inserita nel comparto delle strade degli Statuta stratarum del 1452 come appartenente all’Ultra Padum.

Nel 1480 il Dal Verme confermò gli Statuta officii potestatis campanae, oppidi Viqueriae approvati nell’anno 1420 da Filippo Maria Visconti.

Nel 1485 la signoria di Voghera, con i feudi di Bobbio, Castelsangiovanni e Zavattarello, veniva inglobata dalla Camera ducale di Milano.

Il periodo sforzesco

Nel 1489 la signoria venne concessa a Lodovico il Moro.

Il 4 agosto 1475 il Consiglio generale del Comune adempiva all’ordine dei ministri ducali di dare avvio al censimento dei nobili e dei cittadini di Voghera: l’elenco fu registrato nel libro delle provvisioni e copia ne fu spedita a Milano.

I Francesi e De Ligny

Nel 1499 gli eserciti francesi di Luigi XII occuparono la Lombardia. Venne nominato conte di Voghera e Bobbio il principe de Ligny, governatore dell’intero contado di Pavia.

Galeazzo Sanseverino

Alla di lui morte nel 1505 i feudi ritornarono alla Camera ducale e Voghera venne consegnata al conte Galeazzo di Sanseverino.

Nel 1520 vennero eletti 42 consiglieri della Credenza generale. Il Consiglio veniva eletto segretamente, come da consuetudine, da 5 uomini scelti uno per ciascuna porta o rione del Comune: 14 erano i consiglieri eletti abitanti in porta Rossella, 8 in porta Pareto e porta San Pietro, 7 provenienti da porta Sant’Ilario e 5 da porta Santo Stefano. I sindaci duravano in carica tre mesi e insieme al Consiglio prestavano giuramento nelle mani del podestà. Dal Consiglio dei 42, venivano eletti semestralmente 12 (in anni diversi 14) componenti il piccolo Consiglio. Il primo gennaio il vicario del podestà faceva giuramento di mantenere ed osservare gli statuti, i decreti, gli ordini e le provvisioni di Voghera e di non tenere per servente nessun abitante del Comune.

Il domino spagnolo e il ritirno dei Dal Verme

Nel 1538 i due sindaci di Voghera ed il Consiglio dei 42 giurarono fedeltà ai Dal Verme. Nel 1540 il podestà, salito alla carica con approvazione del Senato di Milano, con giuramento si impegnava ad osservare gli statuti della comunità. Nel 1541 il Consiglio della piccola credenza fu portato a 27 rappresentanti con conferma del Senato.

Nel 1560 si verificò un’epidemia di peste, a cui seguì una veloce ripresa demografica. Verso la fine del secolo il borgo poteva contare intorno ai mille “fuochi” per complessivi 4000-5000 abitanti.

Il borgo rimase fino al 1593 una contea amministrata dai feudatari appartenenti alla famiglia Dal Verme. Non avendo però i fratelli Filippo, Marco Antonio e Scipione Dal Verme legittimi eredi, il feudo venne posto in vendita e acquistato, durante il regno di Filippo III, nel 1600, da un certo Marc’Antonio “dottore genovese”, che però dovette fuggire dopo pochi mesi per inadempienza nel pagamento della quota dovuta alla corona spagnola.

Il marchesato degli Acevedo

Il feudo quindi passò per poco tempo al marchese Henriquez Acevedo, governatore di Milano, che innalzò la città e le sue dipendenze a marchesato.

La signoria Del Pozzo

Dal 1612 il feudo di Voghera passò alla giurisdizione dei Del Pozzo, conti di Ponderano, ai quali rimase per 158 anni.

Nel sec. XVII alle altre cariche, si aggiunse quella, elettiva, del giudice delle strade e delle vettovaglie. Il podestà neoeletto dal feudatario veniva approvato dal Consiglio e davanti a loro prestava giuramento; accompagnato poi dai sindaci, dai cancellieri e dagli altri ufficiali prestava di nuovo giuramento di osservare gli statuti comunitari nelle mani dell’arciprete della chiesa di San Lorenzo. I sindaci erano due, uno per la Congregazione dei nobili e uno per i rurali, i quali avevano sindaci ed esattori a parte per la riscossione dei tributi; ai fini di procedere all’estimazione del pagamento delle imposte, venivano nominati i correttori delle teste e delle bocche.

Nel 1634 Voghera fu inserita, come appartenente all’Oltrepo, nell’elenco delle terre del principato di Pavia censite per fini fiscali da Ambrogio Opizzone.

Nel 1674 il podestà veniva eletto per due anni. Erano in carica due sindaci, due cancellieri delle provvisioni, due ragionati, un agente presso il Governatore e il Senato in Milano, due giudici sopra i macelli, un giudice delle strade, un esattore per i nobili e un esattore per i piccoli possidenti.

Nel 1679 il Tribunale supremo di sanità ordinava al Consiglio di eleggere gli ufficiali e conservatori di sanità: ne furono eletti dieci, due per ciascuna porta, a rappresentanza dei nobili e dei rurali.

Nel 1688 il Consiglio generale deliberò che i cancellieri delle provvisioni dovessero essere due ed entrambi notai collegiati di Voghera.

Il dominio Sabaudo

Con il trattato di Worms del 1743 Voghera passò sotto il dominio di Casa Savoia. “Carlo Emanuele III, re di Sardegna, (…) fece di Voghera il capoluogo della provincia. (…). L’Oltrepò, che fin dal 1164 faceva parte dell’antico principato di Pavia, ora smembrato, venne costituito in Provincia con 74 Comuni (…)”.

In Voghera avevano sede i regi uffici e magistrati della provincia. Non vi furono mutamenti essenziali nell’amministrazione del Comune, retto da un podestà o pretore. “All’inizio la Provincia visse un momento di crisi per le barriere doganali, lungo il percorso del Po, con il Lombardo-Veneto che aveva sempre costituito lo sbocco mercantile naturale di prodotti cerealicoli e vitivinicoli dell’Oltrepo, poi cominciò ad uscire dal cerchio del proprio sottosviluppo”.

La comunità di Voghera fu compresa nell’elenco delle terre e luoghi che avevano mandato un proprio rappresentante in Voghera alla riunione generale per l’elezione della Congregazione dei possessori dei beni rurali nella parte del principato di Pavia detta Oltrepò nell’anno 1744 ed aveva un proprio rappresentante eletto tra le comunità vocali.

Nel 1748 dopo la pace di Aquisgrana in Voghera fu collocata una guarnigione di cavalleria e fanteria.

Fino al 1770, anno dell’entrata in vigore delle nuove costituzioni, alla comunità di Voghera furono lasciati pieni poteri per avvalersi degli ordinamenti amministrativi contenuti negli antichi statuti. Con decreto reale del 2 giugno 1770 Voghera venne riconfermata città e con manifesto camerale del 9 novembre dello stesso anno vennero stabiliti gli uffici di insinuazione.

Nel 1772 venne eseguito il censimento del territorio provinciale e la popolazione di Voghera risultò di 7515 abitanti. Nella compartimentazione del 15 settembre 1775 Voghera si trovava inserita nel distretto di Voghera; nel manifesto senatorio del 29 agosto 1789 che stabiliva il riparto in tre cantoni della provincia di Voghera, la comunità venne inserita nel primo cantone di Voghera.

1798 - 1814
La dominazione francese

Dopo l’invasione dell’esercito francese, Carlo Emanuele IV, costretto con editto del 9 dicembre 1798 a rinunciare ai suoi poteri, ordinò ai suoi sudditi di obbedire al governo provvisorio stabilito dal Direttorio francese. Anche a Voghera come in tutti i Comuni venne installata la municipalità sul modello francese: un maire, due aggiunti, un segretario.

Il 26 maggio 1800 il generale austro-russo Suwarow Kiminischi entrava in Voghera ed emanava un manifesto con l’informazione che la municipalità sarebbe stata destituita e ripristinata la struttura amministrativa antecedente alla rivoluzione; la Guardia nazionale veniva dismessa e disarmata. Si installava la nuova amministrazione formata da una giunta di cinque persone, tre laiche e due del clero e venivano nominati un commissario e due aggiunti per fornire viveri e vettovaglie alle armate imperiali. “Napoleone Bonaparte rientrò in Voghera il 10 giugno 1800, acclamato dal popolo, che eresse alberi della libertà, organizzò concerti, allestì luminarie per celebrare la cessazione del governo sabaudo e l’annessione del Piemonte alla Repubblica francese perché da Napoleone si aspettava quanto egli aveva promesso: libertà e indipendenza”.

Il 9 febbraio 1801, i francesi ripristinavano, con la municipalità, il Consiglio dei trenta e la Guardia nazionale. Il prefetto del Dipartimento di Marengo, in base alla legge del 28 piovoso anno VIII (febbraio 1801), nominava i maires e gli aggiunti della municipalità di Voghera (decreto del 23 fruttidoro anno IX - settembre 1801), che veniva inserita nel Dipartimento di Marengo e nel circondario di Voghera. Il primo pratile anno X (maggio 1802) il prefetto del Dipartimento di Marengo decretava la nomina dei consiglieri municipali in numero di 10, i quali sarebbero dovuti restare in carica per tre anni.

Con decreto del 13 giugno 1805 che riorganizzava l’assetto amministrativo ligure– piemontese secondo il disegno di Napoleone Bonaparte, Voghera venne aggregata al dipartimento di Genova, circondario di Voghera.

“(…) Della dominazione napoleonica vanno ricordati anche alcuni aspetti positivi come l’introduzione di importanti novità per la conoscenza sicura del tessuto sociale del tempo: l’avvio di moderne rilevazioni statistiche della popolazione della quale ci permettono una conoscenza più consapevole. (…) Così come ce la delineano i dati reperiti nel 1806, la città sembrerebbe aver conservato in buona parte il volto urbanistico acquisito in epoca medievale: una robusta cerchia di mura la circonda in forma esagonale racchiudendo vie anguste e tortuose con case non più alte di tre piani, abitazioni piccole e talvolta di carattere rurale; numerose le scuderie e le stalle, cortili con fabbricati rurali, le stanze ad uso di granaio; pochissime le strade nuove o in via di costruzione; mancano le fognature e l’illuminazione notturna; il cimitero deve essere portato fuori dalla cerchia urbana perché nocivo all’igiene pubblica, mentre la Piazza Grande ed il Palazzo Municipale hanno necessità di urgenti riparazioni. (…) Voghera, comprese le frazioni, ha una popolazione di 8.189 abitanti. Vi prevalgono le famiglie piccole o medie (…). Le classi meno abbienti, formate da giornalieri o modesti artigiani, tendono ad avere pochi figli, arrivando a punte massime di 5 o 6. Le famiglie più numerose si riscontrano tra le classi più agiate e cioè ricchi mercanti, professionisti, negozianti. Per quanto riguarda la popolazione il 24% è costituita dal cosiddetto sottoproletariato: braccianti agricoli, uomini di fatica, manovali che vengono pagati appunto a giornata. La classe lavoratrice numericamente più folta è quella degli artigiani; i commercianti costituiscono il 20%, pochissimi i professionisti. (…) Il periodo dell’occupazione francese e della dominazione napoleonica si rivelò in ogni caso una tappa fondamentale nella storia del primo risorgimento economico vogherese con l’allargamento dell’area degli scambi, l’intensificazione dei rapporti con le regioni vicine, il grande miglioramento della rete viaria”.

1815 - 1859
il Regno di Sardegna

Il 21 aprile 1814 gli austriaci rientravano in Voghera. Il 24 dello stesso mese furono nominati sette consiglieri al governo del Comune e destituiti il maire e gli amministratori municipali. “La Restaurazione riporta Voghera di nuovo nell’amministrazione piemontese, ripristinando l’antica provincia”.

L’amministrazione provvisoria fece pubblicare in Voghera e nei Comuni della provincia un manifesto che annunciava la ripresa delle forme amministrative dell’antico regime, con osservanza del Regolamento dei pubblici dell’anno 1775.

In base al regio editto del 27 ottobre 1815 per il nuovo stabilimento delle province dipendenti dal Senato di Piemonte e della loro distribuzione in mandamenti di giudicature e cantoni per le assise, Voghera veniva definitivamente inserita nel Mandamento di Voghera appartenente al primo Cantone della provincia di Voghera, sede di intendenza e prefettura e appartenente alla Divisione di Alessandria.

Con il Regio editto del 10 novembre 1818 “portante una nuova circoscrizione generale delle provincie de’ regi stati di terra ferma”, la comunità di Voghera venne inserita nel primo mandamento di Voghera, provincia di Voghera, divisione di Alessandria. Con questo atto il Piemonte si dotava di un’organizzazione comunale uniforme e centralizzata.

“Intanto la città sta cambiando volto. (…) con la vendita dei beni nazionali, mentre va scomparendo la grande proprietà si affermano le aziende agrarie piccole a conduzione diretta o medio-grandi regolate dalla forma contrattuale della mezzadria. I primi anni seguiti alla Restaurazione sono particolarmente duri a causa della carestia che affligge tutto il Piemonte ed in particolare le province che hanno più stretti rapporti con il Lombardo-Veneto a causa anche degli aumenti doganali voluti dall’Austria allo scopo di controllare la politica del Regno sabaudo e per difendersi dalla concorrenza. (…). Nel 1836 dalla Francia penetra in Italia il colera che colpisce tutta la penisola fino al 1837. (…) Per quanto riguarda l’impianto urbano di Voghera (…) le mutate circostanze del commercio e le facilitate relazioni da città a città portano ad un declassamento delle funzioni difensive delle mura che inseguito alla delibera di abbattimento del 1825 vengono demolite e sostituite parzialmente con una circonvallazione a doppio viale alberato. (…) nel 1820 appaiono i fanali ad olio, poi sostituiti con quelli a petrolio fino al 1858, anno in cui si giunge all’illuminazione a gas. Il 26 gennaio 1826 viene benedetto il nuovo cimitero lontano dal centro abitato; nel 1832 (…) vengono iniziati i lavori per la nuova fognatura.”.

La prima legge che introduceva organi elettivi fu invece quella del 1848, dopo la trasformazione dello Stato sabaudo in monarchia costituzionale. In questo anno la popolazione contava 12.000 abitanti. Per quanto riguarda l’istruzione pubblica “con la Restaurazione , le scuole furono ripristinate come Collegio-Convitto con l’aggiunta delle cattedre di istituzione civile e di chirurgia minore, ma la direzione venne affidata ai Gesuiti malgrado l’opposizione cittadina, non tanto della classe rurale quanto della borghesia e del clero religioso e secolare che vedevano la Congregazione sempre più legata sul piano politico-educativo a vecchie concezioni ora ambigue ora intolleranti (…). Nel 1848 la Compagnia di Gesù fu dapprima allontanata dal Comune, poi soppressa per legge come Ordine. Il Collegio-Convitto divenne allora Nazionale e rifiorì con l’appoggio dell’amministrazione pubblica. (…) All’istruzione elementare insufficiente nella scuola pubblica riparavano in parte numerose scuole private, specialmente per le fanciulle, ma l’istruzione era impartita a capriccio e la principale cura era dedicata ai lavori donneschi.”.

“(…) Carlo Alberto (…) nel 1848 stabilisce in città il suo Quartier Generale e da questo emana due importanti decreti: quello con il quale riconosce i diritti civili agli Ebrei del suo Regno e l’altro con il quale sposa lo stemma sabaudo al tricolore. Il 20 maggio 1859, da Voghera, l’esercito franco-piemontese muove contro quello austriaco e lo scontro avviene sulle alture della vicina Montebello: è la prima grande vittoria della seconda Guerra per l’Indipendenza che prelude all’unità d’Italia.”.

Nel 1859 Voghera, con una popolazione di 13.201 abitanti, entrava a far parte della provincia di Pavia e veniva inserita nel V mandamento di Voghera del circondario di Voghera. Fu di questo anno l’emanazione della legge comunale e provinciale detta Rattazzi, alla vigilia dell’annessione della Lombardia: la conseguenza più significativa di questo provvedimento fu di livellare l’assetto di tutti i comuni piccoli e grandi, cosa che fu alla base della successiva “Legge per l’unificazione amministrativa del Regno” del 1865.

Dal 1860 a oggi - Il Regno d'Italia

Alla costituzione nel 1861 del Regno d’Italia, il Comune aveva una popolazione residente di 12.522 abitanti.

Con l’unità d’Italia Voghera perdeva a favore di Pavia una serie di servizi e organi amministrativi, quali l’Intendenza e gli uffici del Tesoro, delle Gabelle e del Genio civile.

In base alla legge sull’ordinamento comunale del 1865 il Comune veniva amministrato da un sindaco di nomina regia, ma scelto tra i consiglieri comunali, da una giunta eletta a maggioranza dal Consiglio comunale al suo interno e da un Consiglio comunale eletto su base censitaria. Con questa legge il territorio dello Stato veniva diviso in province, circondari, mandamenti e comuni. I circondari erano sede di Sottoprefettura (come Voghera), mentre i mandamenti erano sede di uffici giudiziari.

“Nella seconda metà del secolo inizia un timido avvio industriale; i primi insediamenti di questo tipo sono localizzati ad est della città, lungo il canale La gozzo che assicura loro la forza motrice per nove mesi all’anno, e vanno ad irrobustirne la struttura economica prevalentemente nei settori manifatturieri (filande, tessiture, cappellifici, fornaci) e dell’agricoltura. Voghera, che continua ad essere un grosso borgo agricolo, cambia gradatamente volto per la costruzione della stazione ferroviaria e della Caserma di Cavalleria. (…) Nel 1855 sulla base di sottoscrizioni, doni, assegni del Municipio viene aperto un Asilo per l’infanzia; lo stesso anno viene creata una Società Operaia di Mutuo Soccorso, mentre il Comune comincia ad impegnarsi in diverse forme di assistenza affiancando le istituzioni private già operanti in questo senso.”.
Con la legge Crispi del 30 dicembre 1888 vennero rese pubbliche le sedute del Consiglio comunale, il quale acquistava facoltà di autoconvocarsi; fu inoltre stabilita l’elettività del sindaco nei comuni maggiori, come Voghera, da parte del Consiglio comunale.

Popolazione residente nel Comune:

  • 1871: abitanti 15.080
  • 1881: abitanti 16.613
  • 1901: abitanti 20.442
  • 1911: abitanti 23.638
  • 1921: abitanti 25.780

Nel 1924 il Comune risultava incluso nel circondario di Voghera della provincia di Pavia. In seguito alla riforma dell’ordinamento comunale disposta nel 1926 il Comune veniva amministrato da un podestà, il quale esercitava le funzioni svolte dai precedenti tre organi, ne raccoglieva le competenze amministrative ed esecutive e rispondeva del suo operato direttamente al prefetto.

Popolazione residente nel Comune:

  • 1931: abitanti 30.369
  • 1936: abitanti 30.180

La Repubblica Italiana

In seguito alla riforma dell’ordinamento comunale disposta nel 1946 il Comune di Voghera veniva amministrato da un sindaco, da una giunta e da un Consiglio.

Popolazione residente nel Comune nel 1951:

  • abitanti 32.260

Nel 1958 dal Comune di Voghera venne staccata la frazione di Riviera, aggregata al Comune di Cervesina (D.P.R. 27 ottobre 1958, n. 1076).

(Testo tratto da "Il Comune di Voghera - Cenni Storici" a cura dell’Archivio storico civico)

Cenni di storia istituzionale

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Storia del Comune di Voghera

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